Lettera ai no vax: Non sfondate quelle porte, altri le hanno aperte prima di voi.

In effetti non è una lettera ai no vax. I no vax sono un gruppo molto eterogeneo di persone che non si fanno convincere da nulla. La lettera vuole solo cercare di fare chiarezza su una moltitudine di tematiche portate all’attenzione in maniera confusa e disordinata da questa pandemia.

Innanzi tutto una considerazione sul trattamento mediatico riservato a questa categoria di persone che la sintesi giornalistica ha etichettato superficialmente come no vax. Mai una così esigua minoranza di persone ha ricevuto una così ampia esposizione mediatica. Certo a favorirlo ci sono comportamenti spesso delittuosi che vanno giornalisticamente riportati ma a me sembra che lo stesso risalto mediatico non sia mai stato dato a minoranze che da sempre trattano di problemi molto importanti come l’inquinamento ambientale, la stampa asservita al potere di turno, i diritti umani negati soprattutto alle popolazioni migranti  ecc…

Utilizzerò un fatto che mi è capitato in ambulatorio recentemente. Un paziente passa il triage ed arriva davanti a me con il suo foglio del triage compilato. C’è scritto che non ha eseguito alcuna vaccinazione. Lo visito , faccio il referto, il paziente appare anche soddisfatto della delucidazioni che gli do a proposito della sua salute. Poi gli chiedo perché non ha fatto il vaccino. Mi risponde: attendo tempi migliori. Mi scusi gli dico, quali sono i tempi migliori? Sono forse quelli che a lei servono per sapere se il vaccino che io ho fatto mi procurerà qualche problema di salute? Si, gli dico, certo che ho firmato una liberatoria, se così non fosse non staremo qui a parlare e lei probabilmente avrebbe già fatto il vaccino. Esiste, seppur remota, la possibilità che in un numero limitato di casi il vaccino possa dare qualche problema, ma qui siamo in un momento veramente emergenziale. Un anno fa una mia cugina e collega a Bergamo si è ammalata di covid in corsia, ha rischiato la vita e quando le hanno detto che era guarita è dovuta ritornare in corsia a rischiare di nuovo ed a vedere molti suoi ammalati morire. Il paziente un poco scosso mi dice che non si fida delle case farmaceutiche. Vede questa penna che ho sul tavolo, gli dico, è una normale penna biro senza alcun richiamo ad aziende farmaceutiche. Il fatto è caro signore, gli dico, che appartengo ad una associazione di medici che si chiama “No Grazie”. Per farmi capire meglio gli dico  il nome che questa associazione aveva quando è nata “No Grazie pago io”. Uno dei principali temi di cui si occupa questa associazione è proprio quello delle pressioni che le aziende esercitano sui medici per promuovere i farmaci. Si va da piccoli gadget tipo penne, calendari, libri, sino a viaggi (di aggiornamento e non). Si stima che il marketing sul medico valga il 40% del prezzo del farmaco; e questo in USA, le lascio immaginare il Italia! Nei casi più gravi si possono avere anche  falsificazioni di risultati di qualche ricerca scientifica. Quest’ultima grave situazione è molto difficilmente documentabile ma qualche anno fa una giornalista neozelandese si era messa sulle tracce di un cosiddetto luminare della neurologia mondiale ed aveva accertato un pagamento milionario di una casa farmaceutica per falsificare i dati di una ricerca cosa per cui il professionista era stato condannato. Vede, caro signore, continuo, ci sono persone che prima di lei si sono occupate del problema e che ora non lo sollevano a vanvera. Questa volta poi, la ricerca di queste case farmaceutiche per questi vaccini  è pagata da noi con i famosi 10 miliardi di dollari che la comunità internazionale ha versato, e questo rende completamente diversa la fase di ricerca e da un poco più di garanzia per l’ approvazione del vaccino. Certo mi farebbe più piacere sapere che vi arrabbiate  perché i nostri miliardi per fare ricerca anziché servire a rendere il vaccino più disponibile nei paesi che non possono permetterselo sono serviti ad aumentare gli utili di quelle case da 7 ad 8 volte a seconda della casa farmaceutica interessata! Mi sembra però che non siete molto sensibili al problema.

Tenta un poco timidamente una replica dicendo che l’informazione è preconfezionata tutta orientata a promuovere la vaccinazione ed a criminalizzare i “no vax”. E qui mi rallegro un poco perché apre, per me, una sterminata prateria. Scusi, gli dico ci volevano tutti questi milioni di morti per covid (al momento in cui scrivo 5,16 Mln) per farle scoprire che siamo in mano ad una informazione manipolata non tanto dai politici di turno che sono i manovali,  quanto dai grossi interessi delle compagnie petrolifere, dell’industria delle armi, del cibo e della produzione farmaceutica? Le voglio fare un piccolo esempio della informazione manipolata che stiamo vivendo ora in Italia e le parlerò di una questione che conosco abbastanza bene e che seguo da anni. C’è una regione nel mediterraneo che si chiama Palestina che ha una storia di più di 4000 aa fatta di convivenza pacifica tra popolazioni di etnie diverse che si chiamavano e si chiamano palestinesi . Recentemente, circa 80 aa fa, questa regione è stata occupata da europei di origine ebraica che hanno avuto il permesso di occuparla da altri europei (inglesi) per sfuggire all’olocausto perpetrato sempre da noi europei. In tutto questo agevolati anche dagli americani che non volevano un’invasione ebraica degli Stati Uniti D’America. Le cose in verità non sono andate proprio così perché come gli storici hanno ampiamente documentato il disegno di occupazione della Palestina è ampiamente precedente all’olocausto. Ma questo non è l’argomento adesso. L’argomento è la manipolazione della informazione . Bene,  nella Palestina occupata si è instaurato uno stato che si chiama israele popolato da israeliani. Badi bene, non si tratta di ebrei osservanti  si tratta di israeliani tra i quali ci sono ebrei osservanti e normali cittadini atei che non professano alcuna religione come accade in molti paesi che si stanno secolarizzando. Anzi molti ebrei osservanti, proprio in virtù del messaggio della Torà (il loro libro sacro di riferimento) sono contrari all’occupazione e sottolineano che l’ebraismo non è una ideologia politica ma una religione. E’ un paese che non nasconde le mire di occupare interamente la Palestina e per fare questo utilizza sistemi di deprivazione e degradazione umana per cui è stato molte volte condannato da organismi internazionali.  La stampa italiana con i loro giornalisti cosiddetti di punta,  i vari R.Saviano, GB Battista, P.Mieli, F.Nirenstein, C.Cerasa ecc… (tanto per coprire tutto l’arco ideologico dei giornali italiani) sostiene che  in israele ci sono gli ebrei, perseguitati dell’olocausto  che devono essere protetti da chiunque cerchi di discreditarli, e chiunque cerca di discreditarli viene accusato di antisemitismo. Ebrei perseguitati dall’olocausto? Se gira per le  spiagge di Tel Aviv noterà che non si parla ebraico ma russo, ungherese bulgaro. Vada negli insediamenti dei coloni israeliani in Palestina e parli con i cosiddetti perseguitati ebrei, troverà degli uomini violenti, che minacciano e bastonano uomini donne e bambini che raccolgono le olive della loro terra, buttano letteralmente fuori dalle loro case intere famiglie palestinesi, e questi ebrei provengono da altri paesi ed a stento possono dimostrare ascendenze ebraiche magari con un nonno, bisnonno o con un certificato fasullo che gli permette di avere una casa ed un lavoro su una terra non loro. E’ vero che in Palestina c’è un intero popolo che viene perseguitato, deportato, massacrato ma questi non sono gli ebrei ma sono i palestinesi, ed i loro carnefici non sono gli ebrei ma sono gli israeliani. Si può sovvertire così smaccatamente la realtà? Si si può e la manipolazione è talmente evidente da sembrare paradossale. Il giorno dopo che israele dovesse cessare di essere la portaerei nel mediterraneo degli USA tutta questa solidarietà dei giornali italiani nei confronti di israele si squaglierebbe come neve al sole.

Non sfondate quelle porte,  appoggiatevi e le troverete aperte. Qualcuno le ha aperte prima di voi e sta lavorando con fatica e sudore perché non si chiudano mai. Una volta che questa emergenza (perché è una emergenza epocale) sarà finita, mi piacerebbe vedervi al mio fianco a combattere per una informazione più giusta e meno asservita al potere, contro il comparaggio delle case farmaceutiche, per una ricerca scientifica libera da interessi delle grandi case farmaceutiche. Ho paura però che questo mio desiderio sarà disatteso.

PS: volevo tranquillizzare chi mi ha letto sino adesso che fuori dell’ambulatorio non si è formata nessuna fila di pazienti. Il fatto è che per tutta la mia carriera professionale che sta volgendo al termine (fra due aa) ho lottato (e vinto) contro i burocrati delle asl (spesso miei colleghi!!?) assillati dalle temporizzazioni delle visite. Il tempo da dedicare al paziente per me è sacro ed è parte del momento terapeutico anche per una materia pragmatica come la chirurgia.

Gianni Lixi.

Bill Gates dovrebbe sapere come l’occupazione israeliana devasta l’ambiente in Palestina

BY RAMZY BAROUD (qui)

Coloro che non sanno che  Israele, in particolare con l’occupazione militare israeliana della Palestina, danneggia attivamente e irreversibilmente l’ambiente, potrebbero giungere alla conclusione errata che Tel Aviv è in prima linea nella lotta globale contro il cambiamento climatico. In realtà è vero il contrario.

Il primo ministro israeliano di destra Naftali Bennett nel suo discorso alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP26 a Glasgow, ha promosso il brand israeliano “innovation and ingenuity” per “promuovere l’energia pulita e ridurre i gas serra”.

Israele usa questo particolare slogan per vendere tutto, per promuoversi come salvatore dell’Africa, per aiutare i governi a intercettare i rifugiati in fuga, per vendere le sue  armi mortali a tutto il mondo o, come ha fatto Bennett in Scozia, per salvare l’ambiente.

Prima di liquidare frettolosamente la retorica di Bennett come parole vuote, dobbiamo ricordare che alcuni stanno effettivamente facendo affari con  questa propaganda israeliana, uno dei quali è il miliardario americano, Bill Gates.

Il giorno successivo al discorso di Bennett, Gates ha incontrato il Primo Ministro israeliano a margine della COP26 per discutere l’istituzione di un “gruppo di lavoro” per studiare la potenziale cooperazione “tra lo Stato di Israele e la Fondazione Gates nell’area dell’innovazione del cambiamento climatico, ” ha riferito il quotidiano Times of Israel.

Secondo il quotidiano, Gates, che nel suo incontro con Bennett aveva affermato che solo l’innovazione può risolvere il problema del cambiamento climatico, ha affermato: “Questo è davvero ciò per cui Israele è noto”.

L’ossessione di Gates per l'”innovazione”, tuttavia, potrebbe avergli impedito di parlare di  altre questioni per cui Israele è “noto”, vale a dire, essere il principale violatore dei diritti umani al mondo e la sua orribile storia di apartheid e violenza razziale cosa nota a tutti i membri delle Nazioni Unite.

Tuttavia, c’è qualcos’altro di cui Gates potrebbe non essere a conoscenza: la distruzione sistematica e mirata dell’ambiente palestinese, derivante dall’occupazione israeliana della Palestina e dall’insaziabile appetito di Tel Aviv per la superiorità militare, cosa per la quale utilizza costantemente l’ “innovazione”.

Ogni atto compiuto per rafforzare l’occupazione militare consolida il controllo coloniale di Israele e l’espansione degli insediamenti ebraici illegali ha un impatto diretto sull’ambiente palestinese.

Non passa giorno senza che un albero palestinese o un frutteto venga incendiato o abbattuto. “Ripulire” l’ambiente palestinese è, ed è sempre stato, il prerequisito per la costruzione o l’espansione degli insediamenti ebraici. Perché queste colonie possano essere costruite, devono essere “rimossi” innumerevoli alberi, insieme ai palestinesi che li hanno piantati.

Nel corso degli anni, milioni di ulivi palestinesi e alberi da frutto sono stati sradicati dalla costante fame di Israele di annettersi più terra. L’erosione del suolo in molte parti della Palestina occupata la dice lunga su questo orrendo ecocidio.

Ma non finisce qui, ovviamente. Perché centinaia di insediamenti ebraici illegali – che ospitano una popolazione di oltre 600.000 coloni – sopravvivano, ogni giorno viene imposto un pesante prezzo all’ambiente palestinese. Secondo la ricerca approfondita di Ahmed Abofou, un legal resercher indipendente del  gruppo per i diritti umani di Al-Haq, gli insediamenti illegali israeliani “generano circa 145.000 tonnellate di rifiuti domestici ogni giorno”. Abofou ha riferito che “solo nel 2016 sono stati pompati circa 83 milioni di metri cubi di acque reflue in tutta la Cisgiordania”.

Inoltre, Israele ha il controllo quasi totale delle risorse idriche palestinesi. Si affida alle falde acquifere della Cisgiordania occupata per sopperire al  suo bisogno di acqua, negando ai palestinesi l’accesso alla propria acqua.

Secondo Amnesty International, l’israeliano in media  ha a disposizione  circa 300 litri d’acqua al giorno, mentre un palestinese  73 litri. Il problema si accentua quando si tiene conto dell’utilizzo dell’acqua da parte dei coloni ebrei illegali. Il colono medio consuma fino a 800 litri al giorno, mentre a intere comunità palestinesi potrebbe essere negata una goccia d’acqua per giorni e settimane, spesso come forma di punizione collettiva.

Il problema dell’acqua non è solo quello del suo vero e proprio furto, della negazione all’accesso o della distribuzione ineguale delle risorse idriche. È anche quello della mancanza di acqua potabile pulita e sicura, un problema che da molti anni è stato documentato da gruppi internazionali che si occupano di diritti umani.

Il risultato di queste politiche ingiuste ha costretto molti palestinesi “ad acquistare acqua portata dai camion” a prezzi “che vanno dai 4 ai 10 dollari al metro cubo”, ha rilevato Amnesty International, sottolineando che, per le comunità palestinesi più povere, “la spesa per l’acqua può , a volte, costituire la metà del reddito mensile di una famiglia”.

Per quanto grave possa sembrare la situazione, la situazione di Gaza , sotto assedio,  è molto peggiore di quella della Cisgiordania occupata. La minuscola e sovraffollata Striscia è l’esempio perfetto della crudeltà israeliana. Due milioni di palestinesi vivono lì, mentre vengono negati i diritti umani più elementari, per non parlare della libertà di movimento.

Dal blocco militare israeliano su Gaza nel 2007, l’ambiente della regione costiera è in costante deterioramento. Con poca elettricità e con impianti fognari bombardati, i palestinesi sono stati costretti a scaricare in mare i loro liquami non trattati. L’acqua sotterranea di Gaza è ora inquinata al punto che il 97 percento dell’acqua disponibile è ormai imbevibile, secondo i rapporti delle Nazioni Unite.

Questa è solo la punta dell’iceberg. Dalla distruzione dei pozzi palestinesi all’avvelenamento degli alberi, alla demolizione di interi ecosistemi per fare spazio al muro dell’apartheid israeliano, all’uso dell’uranio impoverito nelle sue varie guerre contro Gaza, Israele ha intrapreso una missione incessante per rovinare l’ambiente della Palestina in tutte le sue manifestazioni.

In verità, signor Gates, questo è ciò per cui Israele è “noto” a chiunque si preoccupi di prestare attenzione. Permettere a Bennett di presentare il suo paese come un potenziale salvatore dell’umanità, mentre convalida Israele con massicci investimenti in “innovazione”, caratterizza in modo errato – di fatto, invalida – l’intera campagna globale per capire veramente la natura del problema in questione.

Coloro che stanno danneggiando il pianeta non hanno il diritto di rivendicare il ruolo di essere i suoi salvatori. Israele, nel suo attuale stato di violenza, è il nemico dell’ambiente, e questo è ciò per cui dovrebbe essere veramente “conosciuto”.

Ramzy Baroud è giornalista ed editore di The Palestine Chronicle. È autore di cinque libri. Il suo ultimo è “These Chains Will Be Broken: Palestine Stories of Struggle and Defiance in Israeli Prisons” (Clarity Press, Atlanta). Il Dr. Baroud è un non resident senior resercher presso il Center for Islam and Global Affairs (CIGA), Istanbul Zaim University (IZU). Il suo sito web è http://www.ramzybaroud.net

Cop 26 non è un’insuccesso è un disastro

Purtroppo quello che temevo è stato drammaticamente rispettato. Niente assolutamente niente che ci possa permettere di rispettare neanche  il minimo sindacale. Le emissioni zero entro il 2050 sono un miraggio! Ed i più grandi inquinatori della terra riuniti a Glasgow hanno anche l’alibi. L’India che riesce a togliere l’obbligatorietà delle emissioni zero, la Cina tra i più grandi inquinatori del pianeta che non si presenta e la Russia che ha declinato l’invito: sono loro i veri responsabili del fallimento.  Non è la Cina, non è l’India e non è neanche la Russia il più grande inquinatore del mondo. La nazione che inquina più al mondo pro capite è l’America. Il suo presidente,  Biden,  distribuisce slogan di stampo ecologista e miliardi non si sa bene per fare cosa. Ah.. si..! per darli ai paesi in via di sviluppo perché inquinino meno! Come ha ricordato David Attenborough l’inquinamento è un problema di disuguaglianze. Oggi quelli che non hanno alcuna responsabilità sull’inquinamento sono quelli che pagano di più i suoi costi. Dovevano arrivare 100 miliardi di dollari ai paesi in via di sviluppo nel 2020 che non sono mai arrivati. Ma a cosa servono queste gigantesche conferenze che costano anni di preparazione e soldi (ed energia)se non obbligano i paesi a legiferare. Sempre in ritardo su tutto. Ma naturalmente la colpa non e’ del paese più inquinante al mondo, la colpa è della Cina e dell’India, ed i servizi velinari dei telegiornali fanno vedere città della Cina o dell’India avvolte dallo smog, ma non ci fanno vedere le ciminiere degli USA o dell’Europa. Noi occidentali siamo molto bravi a manipolare le notizie. Ma basta, veramente basta di prenderci in giro! Piantiamo venti miliardi di alberi e siamo tutti contenti perché anche Bolsonaro ha aderito! Bolsonaro che nega gli incendi dell’Amazzonia perché ” le foreste sono umide e non vanno a fuoco”. Foreste che vanno a fuoco per far posto a coltivazioni intensive tra le più energivore ed inquinanti del pianeta. Nessun accordo per la riconversione industriale. Certo servono molti moltissimi soldi per il passaggio dall’economia energivora ad una che ci permette di non far morire il pianeta e noi con lui. Ma tutti dicono che i soldi ci sono. Bene se fosse vero, come dice Draghi , che i soldi ci sono, come mai il sole 24 h suona le campane a morto annunciando il 36% di vendite in meno di auto? Cioè una notizia che dovrebbe far gioire i partecipanti a Cop 26 perché va nella direzione di un abbassamento della CO2, fa invece tremare i mercati. E perché le industrie italiane si stanno preparando a mettere in cassa integrazione gli operai perché il costo dell’energia è diventato troppo caro anche in virtù di un incremento dato dai costi “ecologici” in bolletta? Delle due l’una o il signor Draghi non ha alcuna idea dei costi di una economia di transizione o ci sta mentendo mettendo qualche miliardo di euro che non è certo sufficiente a riconvertire un mercato dei consumi altamente inquinante e di cui dobbiamo al più presto sbarazzarci.

Certo la riconversione industriale è costosa e dolorosa e non si potrà mai fare se non è accompagnata da una rivoluzione culturale. Ma che rivoluzione culturale puoi fare con un ministro responsabile di questo epocale passaggio che cerca di proteggere il suo elettorato fatto da imprenditori senza alcuno scrupolo che se ne fregano altamente dell’ ammorbamento delle nostre città (figuriamoci del pianeta) e che pensano solo agli utili del giorno dopo e non agli utili di due giorni dopo ma ottenuti rispettando il pianeta? Un ministro che sfrutta l’inquinamento da idrocarburi per ripresentare dalla finestra quello che già era uscito dalla porta (un referendum): l’energia nucleare. Ancora non ci si è messi d’accordo su dove mettere la spazzatura radioattiva del nostro paese (anzi si sono messi d’accordo ma hanno paura di dirlo) e questo impresentabile personaggio cavalca la lobbi nucleare.

Mi tremano le gambe a sapere che i magnati della terra come Jeff Bezos e Bill Gates fanno donazioni miliardarie per salvare il pianeta. Da quando Gates si messo a fare beneficienza le sue entrate sono aumentate a dismisura: leggete questo interessante pamphlet fatto da Global Justice Now (qui).

Bezos tra i più grandi inquinatori del pianeta (ora anche dello spazio) che vuole salvarlo! Guardate l’impennata delle vendite di furgoncini per consegnarci la merce in tutto il mondo! Trasporto al minuto su gomma: uno dei sistemi che inquina di più e di cui dovevamo liberarci. La costruzione di questi  furgoncini ha un impatto sull’ambiente elevatissimo ed altrettanto la sua demolizione. In sostanza per costruire e demolire uno di quei furgoni ci vuole una quantità di energia e quindi di Co2 esagerata pari a circa 50000 Kw/h. Questo signore ci ha Abituati ad avere la merce il giorno dopo ed ha ammorbato il mercato e costretto chi faceva questo lavoro prima di lui a stargli dietro diminuendo le protezioni salariali e sociali di cui godevano i lavoratori di questo settore già fatto di un mondo di lavoratori sfruttati.  In questi giorni sta passando una pubblicità di amazon che dire cinica è dire poco. In un colpo solo sfrutta l’immagine del migrante e del portatore di handicap per crearsi un’aura immacolata. I suoi furgoncini, tutti nuovi di pacca ammorbano l’aria delle nostre città consumano copertoni e carburante per portare due pacchetti prima degli altri. Girano semivuoti portano due pacchetti poi ritornano a prendere altri pacchetti per portarceli il più in fretta possibile e vincere la concorrenza. Ed io dovrei credere alla sua coscienza ecologista? Ma mi faccia il piacere, mi faccia (direbbe Totò).

Gianni Lixi.

Le donne Afgane usate dalla propaganda sionista

Era ampiamente prevedibile. Alle sacrosante prese di posizione contro il regime Talebano delle organizzazioni di donne che da anni lottano e rischiano per i loro diritti si sono aggiunti anche quelli ai quali delle donne non gliene mai importato nulla. Molti di questi nuovi paladini le donne le vogliono a casa a fare gli angeli del focolare. L’unico motivo di questo interesse è che, parlare di diritti delle donne Afgane è il lasciapassare per reintrodurre la grande menzogna della guerra di civiltà. Attraverso questa grossolana bugia si è potuto creare lo stigma verso l’Islam, il Mussulmano, e, soprattutto in Israele, l’Arabo. Ricordo che la guerra di civiltà è un concetto creato a tavolino negli USA per creare un nemico. Senza nemico non ci sono guerre, senza guerra i ricchi del pianeta non decuplicano i loro patrimoni. L’autore che per primo ha teorizzato il  concetto della guerra di civiltà è Samuel Phillips Huntington, politologo che per molto tempo ha indirizzato la politica estera americana. Secondo questo pensatore i conflitti, da dopo gli anni 60 in poi, si svilupperebbero secondo  delle divisioni di tipo culturale e non più politico-ideologiche. C’è in rete un interessante articolo di Edward Said che ridicolizza la teoria di Huntington ed a cui rimando gli interessati (qui) . L’idea di servirsi della teoria dello scontro di civiltà che opponeva la cultura islamica a quella occidentale è stata una occasione ghiotta che l’Hasbara (la propaganda israeliana) non si è lasciata sfuggire. L’hanno utilizzata  per far passare l’assioma degli arabi cattivi ed ebrei buoni e perseguitati. Hanno cioè cercato di far passare il concetto che il popolo ebraico è sempre stato perseguitato dagli arabi e tuttora nei libri di testo israeliani agli studenti viene insegnato che il loro popolo è stato da sempre vittima  degli arabi, sovvertendo la storia. E’ vero infatti il contrario. Il popolo ebraico è sempre stato accettato, anzi accolto dagli arabi. L’esodo dei Sefarditi imposto dai Re spagnoli nel 1492 ha visto gli ebrei cercare ospitalità verso Roma, Ferrara o Venezia ……” Tuttavia, la maggior parte decise di stabilirsi in Paesi islamici, dov’era consentita la presenza di diverse minoranze religiose ed esistevano già comunità ebraiche”..da: Storica National Geografic (qui) . Tutto questo è continuato sino all’avvento del sionismo. Sino ad allora infatti nelle floride e vitali città palestinesi convivevano minoranze ebraiche ben inserite con la popolazione araba. Con la creazione del nemico cattivo inesistente gli israeliani hanno avuto il lasciapassare dall’occidente per occupare terre non loro creando 7 milioni di rifugiati palestinesi in tutto il mondo. E le lobby editoriali sioniste continuano a cercare di veicolare questo messaggio. E’ di questi giorni il lancio di iniziative editoriali che mirano a dare ossigeno alla clamorosa bugia della guerra di civiltà. Su internet mi compaiono banner di pubblicità della ripubblicazione degli scritti di Oriana Fallaci, divulgatrice (dagli USA) di questa grande menzogna. Naturalmente, all’indomani della disfatta degli USA in Afganistan, anche i sionisti nostrani come Cerasa ,  Saviano o Nirestein hanno dato fiato alle trombe.

Inviterei questi sionisti che utilizzano la guerra di civiltà per esaltare il mondo occidentale ed il suo sviluppo, al quale associano “l’unica vera democrazia in medio oriente” ( israele), a riflettere su cosa c’è alla base di questo nostro presunto sviluppo. Gli USA  con  tutti i suoi alleati sganciano in tutto il modo tonnellate e tonnellate di bombe e la nostra “civiltà” occidentale è quella che dalla fine della seconda guerra mondiale ha fatto il più alto numero di morti in tutto il pianeta senza che questo sacrificio in vite umane sia servito a portare un briciolo di stabilità politica in nessuna parte del mondo ed anzi lasciando strascichi di violenze ed abusi fuori controllo. Non è infrequente vedere soldati occidentali che si fanno fotografare con la bomba che viene caricata sul loro aereo e  sulla quale scrivono “Dio è con noi”. E c’è sempre un religioso, un cappellano, che benedice i soldati che vanno a seminare distruzione e morte.  E poco importa se Francesco si sgola a condannare le guerre di tutti i tipi. La “Religione”, intesa come appartenenza identitaria, è più forte del messaggio di fratellanza che quella religione vorrebbe veicolare. Vale per molti cristiani che se ne infischiano del messaggio evangelico, vale per molti  mussulmani che fanno altrettanto con il Corano e vale per gli ebrei con la Torà. Detto di Francesco, anche le altre religioni hanno chi si dissocia da un’interpretazione alla “bisogna” delle loro scritture. Sono migliaia gli ebrei ortodossi che professano l’ebraismo legato alla Torà che si dissociano e combattono il sionismo come pratica che non promuove la fratellanza ed è  da loro considerata una forma di oppressione dell’uomo sull’uomo. Nella mia città ci sono imam che condannano ogni forma di utilizzo della violenza ed anzi promuovono incontri interconfessionali in nome del Corano. Immagino che Cagliari non sia una caso isolato. Credo che anche nella città di Cerasa o di Saviano esistano mussulmani che si dissociano da ogni atto di violenza e questi mussulmani sono la maggioranza in tutto il pianeta. Certo basta volerli leggere ed incontrare. Ma questo non è quello che i sionisti vogliono. Loro vogliono che si scavino solchi sempre più profondi perché questo inesistente “scontro di civiltà” tenga viva la giustificazione israeliana di occupare terre non loro in nome della liberazione dal nemico islamico.  Non importa se noi occidentali da decenni facciamo affari con l’Arabia Saudita, il paese che ha usato il corano per creare uno dei regimi più feroci ed antidemocratici del pianeta con il quale anche israele si vanta ora di aver normalizzato i rapporti. Regime che ha esportato il terrorismo in tutto il mondo. Dove le donne sono lapidate per il solo fatto di pensare alla liberazione dalla schiavitù in cui vivono. E’ chiaro come il sole che a questi famosi giornalisti ed orientatori di pensiero non gli importa nulla di come il regime Talebano tratta le donne sennò si sarebbero indignati anche per come le tratta l’Arabia Saudita. Ed anzi si sono congratulati con israele per la normalizzazione dei rapporti con molti paesi dove i diritti delle donne sono totalmente negati.

Come è del tutto evidente ci sono cristiani, mussulmani, ebrei che seguono l’insegnamento delle scritture basato sulla tolleranza e fratellanza, poi ci sono delinquenti che buttano bombe dappertutto, negano diritti basilari alle donne, ed occupano terre dove vivono altri fratelli, umiliandoli e massacrandoli. Purtroppo questi delinquenti pur non costituendo la maggioranza del pianeta governano la maggioranza del pianeta. Anche e soprattutto grazie ai giornalisti a loro asserviti.

Gianni Lixi

Le “Istituzioni” ed i suoi “grandi” uomini

Sono stufo, disgustato, nauseato, da chi? Da Salvini? Da Berlusconi? Da Durigon? No, non sono loro che mi angustiano, loro sono dei disonesti, imbroglioni votati da cittadini italiani, per gran parte altri disonesti ed imbroglioni e per altra parte fragili cittadini italiani a cui hanno tolto la possibilità di potersi esprimere ottundendogli il cervello con i pomeriggi televisivi aspira cervelli. No chi riesco a sopportare sempre meno sono Draghi, Mattarella, gli uomini delle così dette “istituzioni”. Solo qualche esempio per farmi capire. Quando vado a prelevare ad un bancomat mi esce fuori una schermata che mi chiede se voglio fare una donazione per chi ha patito problemi economici  a causa del covid-19. No che non voglio fare una donazione! Io voglio pagare le tasse per tutti quelli che hanno patito problemi economici a causa della pandemia. Voglio che tutti paghiamo le tasse per poter uscire tutti insieme ed in fretta da questo tragico periodo.  Voglio che si chiuda tutto per altri 4-5 mesi, voglio togliere le gambe al virus trasportato da spiaggia a spiaggia da discoteca a discoteca e da ristorante a ristorante, ed uscire al più presto da questa PANDEMIA. No, Draghi dice di no. Dice che in questo periodo non si possono mettere le mani in tasca agli italiani. Ma come? Stiamo vivendo uno dei periodi più tragici della nostra storia, le banche sono piene dei risparmi dei cittadini salariati italiani che non hanno potuto spendere i loro soldi, i grandi capitali aumentano e tu sig Draghi dici che non è il momento di mettere le mani nelle tasche degli italiani? Se non è questo il momento veramente non capisco quale può esserlo. E’ proprio questo il momento che chi ha dia proporzionalmente a quello che ha . Non si possono sostenere tutti i lavoratori e le aziende che chiudono (che dovrebbero e potrebbero chiudere) se non mettiamo mano tutti insieme al portafoglio. Perché Draghi dice così? Perché vuole proteggere quelli che le tasse non le vogliono pagare.  Cioè le partite IVA che poi sarebbero proprio quelli che io vorrei aiutare insieme ai loro dipendenti. (Mi scusino quelle partite IVA che sono costrette ad esserlo e che non sono aziende ma singoli cittadini che dovrebbero essere assunti per fare il lavoro che fanno ma per una sistema assurdo del nostro mercato del lavoro vengono tenuti senza garanzie e senza tutele con partite iva farlocche). Cioè le partite IVA, che io con le tasse vorrei aiutare sono quelle che non vogliono che si paghino le tasse , ma vogliono che si tenga tutto aperto.

Ancora  Draghi. Si è messo a tappetino davanti a Biden al vertice NATO ed giurato eterna fedeltà al patto Atlantico. Cioè giura fedeltà ad un patto anacronistico che ci fa fare tutte le guerre che gli USA vogliono. E gli USA sono la nazione che butta più bombe in tutto il mondo con i risultati che questi giorni stiamo drammaticamente osservando.

Mattarella. Non riesco a togliermi dalle orecchie la scellerata frase a proposito dei migranti: “.. il salvataggio dei profughi,..sono impegni cui la Repubblica Italiana, .. non si è mai sottratta, anche nei tempi recenti segnati dalla pandemia”. Queste irresponsabili frasi  nell’anno in cui sono aumentati gli annegamenti dei migranti per l’ostruzionismo che il governo italiano fa alle navi delle ONG. Si calcola che in 15 aa siano morte circa 30000 persone attraversando il mediterraneo e l’Italia non si è mai ”sottratta agli impegni”? Ancora su Mattarella. Qualche settimana fa ha commemorato l’anniversario della morte di Cossiga. Ha osannato l’ex presidente chiamandolo “grande uomo delle istituzioni”. Cossiga, che avendo grandi scheletri nell’armadio ha passato metà settennato a stare zitto e l’altra metà a sdoganare attività paramilitari come Gladio (argine al comunismo!) o a normalizzare le “cose sporche della politica” che da vizio sono diventate virtù.

Queste sono le “istituzioni”per le quali si è chiesto (ed alla fine ottenuto) che Duringon si dimettesse? Be, io credo che Duringon non sfiguri in queste “istituzioni”, lasciamo che sia la società civile e non le “istituzioni” a mantenere e coltivare  l’eredità di Falcone e Borsellino. E dico a Letta di lasciare in pace Salvini. Non gli chieda un giorno si e l’altro pure di lasciare il governo che mi pare gli calzi a pennello. Lui piuttosto cerchi di sentirsi fuori posto in quella melma di governo tra i più assurdi e brutti della storia italiana. So che l’esaltazione collettiva per il presidente del consiglio  e per il presidente della repubblica mi mette in assoluta minoranza e certamente tra i perdenti. Ma tra i perdenti non mi trovo male “….in questo mondo di vincitori volgari e disonesti , di prevaricatori falsi ed opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire del diventare. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco. (P.P.Pasolini)”.

G.Lixi

Palestina: Le Parole Taciute

In tutti i dibattiti, webinar, seminari che si sono tenuti nel corso della così detta quarta guerra contro Gaza, ci sono delle parole che non sono mai state pronunciate e questo fa  capire come questa tregua non ha in se alcun germe di pacificazione. Per i palestinesi tra l’altro non c’è alcuna tregua, tutto continua come prima e peggio di prima: arresti, assassinii, violenze nelle proprie case, espropriazione di case e terreni, ridotto accesso ai beni come acqua, salute, istruzione.

Ma veniamo alle parole che non si è avuto la decenza di pronunciare per non irritare l’ospite pro israeliano di turno in tutti questi dibattiti. Occupazione: i Palestinesi sono un popolo occupato da parte non di uno stato (israele), ma da parte di un progetto sionista che è ben precedente alla ratificazione ONU del 48 che assegnava ad una minoranza ebraica la maggioranza delle terre palestinesi. “Questo progetto di pulizia etnica nei confronti degli abitanti della Palestina, era stato pianificato e preparato in modo accurato. Innanzitutto venne proposto un registro dettagliato di tutti i villaggi palestinesi, gestito dal Fondo Nazionale Ebraico (JNF) . Questo meccanismo di registrazione e di schedatura dei villaggi palestinesi era iniziato a partire dagli anni ’30. Di ogni villaggio erano state indicate le vie d’accesso, la qualità della terra, le sorgenti d’acqua, quali fossero le principali fonti di reddito, la struttura socio-politica, le appartenenze religiose, le relazioni con gli altri villaggi, l’età degli uomini tra i 16 ed i 50 anni e altri dettagli ancora, in particolare veniva anche indicato il “livello di ostilità”, verso i sionisti, questo indice era stato stabilito in base alla partecipazione o meno del villaggio alla rivolta del 1936” ( Ilan Pappe, storico israeliano  “La pulizia etnica della Palestina”). Il progetto sionista ha potuto prendere forma grazie al fatto che il 02 novembre 1917 un ministro degli esteri di un paese europeo (Balfour- inglese) ha dato il permesso al capo di una etnia religiosa europea (Rotschild – ebreo) di occupare terre non sue (la Palestina) dove viveva in armonia il popolo palestinese: arabi mussulmani, arabi cristiani e, se vogliamo considerare la definizione del vocabolario Treccani (arabo: “denominazione che designa in senso stretto gli abitanti musulmani dell’Arabia e più comunem. tutti gli individui aventi per lingua madre l’arabo”) arabi ebrei perché comunicavano  tra loro con una lingua comune che era l’arabo.

La seconda parola è resistenza: i palestinesi come popolo occupato hanno il diritto a resistere. La risoluzione 37/43 dell’AG dell’ONU ribadisce “la legittimità della lotta dei popoli per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la liberazione dal dominio coloniale e straniero e dall’occupazione straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”. I palestinesi lottano quotidianamente con qualsiasi mezzo:  pietre, temperini, automobili, coltelli, forbici, contro un esercito ipertecnologico munito di  autoblindo, mitragliatrici, ragazzini armati di tutto punto con divise antiproiettile, motovedette, cacciabombardieri. “ E i razzi di Hamas e i razzi della Jihad?” Questa era la frase che abbiamo sentito più frequentemente da parte di giornalisti atteggiati a fare “il giornalismo serio” il giornalismo veramente cazzuto, tosto, duro (???!!!). Facevano veramente ridere se non ci fosse da piangere. In tutte le trasmissioni main stream che ho sentito era una giaculatoria continua ….ei i razzi di Hamas … cosa mi dice dei razzi di Hamas? Domande veramente profonde che avrebbero dovuto avere l’effetto di inchiodare l’interlocutore. Ma i razzi che cosa??? Mettere sullo stesso piano l’aggressore e l’aggredito è una tattica furba ma che non fa fare un passo alla risoluzione dell’aggressione israeliana. Non parliamo poi di mettere sullo stesso piano una potenza nucleare con il quarto esercito più tecnologico del mondo contro i 100-200-1000 (anche qui i numeri che i giornalisti davano erano numeri in libertà) razzi di Hamas. E’ sempre esecrabile contare i morti da una parte e dall’altra, ma come rapporto siamo più o meno vicini alle rappresaglie naziste: 20 palestinesi per un israeliano. Si può discutere sulla opportunità strategica, sui dissidi interni che certamente ci sono stati. Così come avveniva quando, nella lotta partigiana, avvenivano furiose discussioni sulla scelta di portare aventi determinate azioni di guerra non condivise da tutti, ma questo non ha mai fatto mettere sullo stesso piano il nazismo e la resistenza ad esso.  Un altro importante aspetto da considerare è che quegli stessi che si stracciano le vesti per i razzi di Hamas sono gli stessi che stanno mettendo fuorilegge il BDS, il movimento di resistenza non violenta di boicottaggio ad israele. Cioè da una parte usano i razzi di Hamas per fomentare reazioni antipalestinesi dall’altra impediscono che gli stessi usino un sistema di lotta non violenta.

Apartheid, questa è l’altra parola taciuta. Possibile che anche dopo il rapporto, minuzioso ed iperdocumentato di HRW sull’apartheid israeliana, (qui)  nessuno, ma proprio nessuno in  tutte le interviste e dibattiti che ho ascoltato ha pronunciato questa parola che sta  alla base di tutto. Non staremo qui a parlare se non ci fosse l’apartheid israeliana. Tra gli altri dibattiti ho ascoltato un seminario dell’ISPI che è un ente che fa ricerca seguendo analisi sui diritti umani, ingiustizie nel mondo ecc… (qui) dove tra gli invitati c’era Gad Lerner che doveva coprire il punto di vista israeliano ed altri relatori che dovevano cercare di portare il punto di vista Palestinese. In quasi un’ora di seminario nessuno ha mai pronunciato la parola Apartheid, men che meno la parola occupazione, resistenza, BDS… Gad Lerner poi, ha detto che era spaventato dal nuovo volto dell’estremismo isreliano riferendosi all’episodio del raduno sul monte Meron di 100000 ebrei ultraortodossi, dove per la calca sono morte quasi 50 persone e dove la polizia non è stata in grado di imporre misure di sicurezza per la sfrontatezza e l’arroganza delle persone. Ricordo a  Gad lerner  che quelle sono le stesse persone che vanno ad incendiare uliveti, dissotterrare aranceti palestinesi, attaccare case palestinesi, scortati dall’esercito israeliano.

Le parole che non abbiamo sentito sono state sostituite da parole come equidistanza, senso di responsabilità tra le parti, razzi di Hamas … insomma da parole vuote, senza senso, veramente prive di un significato riconducibile alla realtà.

In geometria l’equidistanza è  la relazione tra due oggetti aventi la stessa distanza da un terzo oggetto. La traslazione in senso figurato della stessa parola assume un significato opposto. Quasi un ossimoro. In politica l’equidistanza, come sappiamo non esiste. Chi la tira in ballo vuole contrabbandare una distanza uguale tra due parti politiche ma in realtà ha già deciso da che parte stare. In genere la usa chi appoggia il più forte per cercare di contrabbandare una solidarietà inesistente con il più debole. Come possono gli USA essere equidistanti da israeliani e palestinesi quando il massacro su Gaza non si è fermato proprio grazie al loro divieto al consiglio di sicurezza? Quando hanno in atto un piano da 30 miliardi (trenta! Quasi Il bilancio annuale del Mozambico!) di dollari di aiuti in spese militari per  israele (750 milioni dati all’indomani della gragnaiuola di bombe su Gaza). Un piano in 10 anni non firmato dal “cattivo” Trump ma dal “bravo” Obama. Gli USA stanziano miliardi di dollari in favore di  israele come se questo fosse un paese in via di sviluppo.

Come può essere equidistante l’Europa che al la di poche ed insignificanti prese di posizione di facciata, continua a fare affari con israele, soprattutto militari. Non parliamo dell’equidistanza del PD, che ha cercato di coprire l’ignominiosa foto di Letta con i fascisti italiani che solidarizzavano con i fascisti israeliani, con una telefonata all’ambasciatrice palestinese!

Certo, le parole taciute sono una spia preoccupante ma qualche segnale di speranza c’è. In questi anni, nonostante le divisioni della sua classe politica, il popolo palestinese è attraversato da un fermento “rivoluzionario” mai visto prima. Tutto  questo grazie ad associazioni di base ed a giovani molto ben preparati dalle ottime università Palestinesi. Da questi giovani  nascono, in totale autonomia da partiti e fazioni politiche, iniziative come la marcia del ritorno, incontri settimanali non violenti in solidarietà ai villaggi particolarmente segnati dalle demolizioni e dalle “deportazioni”, come è avvenuto recentemente a Sheikh Jarrah, il quartiere di Gerusalemme che ha fatto nascere l’ennesima aggressione israeliana. Speranza anche alimentata dalla solidarietà internazionale che si è manifestata, non con le prese di posizione della diplomazia politica, ma  con i milioni di cittadini in tutto il mondo che hanno manifestato in favore del popolo palestinese. In America poi sta avvenendo un fatto se vogliamo più prosaico ma non  meno importante. Qui infatti,  nonostante gli sforzi della propaganda israeliana, i cittadini che pagano le tasse riescono a capire sempre meno perché molti dei loro soldi  debbono andare ad “aiutare” un paese considerato tra i più ricchi al mondo! 

G.L.

Giornata della memoria: Ad Hollywood party (radiotre rai) per la foga di celebrare si svillaneggia il ricordo.

Ogni anno abbiamo la conferma di  quello che Ira Glunts, ebreo americano, diceva a proposito della giornata della memoria: sarà uno strumento in mano alla propaganda israeliana  (mi è capitato già di parlarne in un post su lazuccablog (se vuoi qui ). L’esempio più sciagurato a mio avviso lo abbiamo avuto in occasione della trasmissione Hollywood party di radiotre rai di martedì 26/01/21( qui il podcast ).

I conduttori hanno invitato due registi il primo, Marco Turco, regista di “Questo è un uomo” film su Primo Levi, personaggio di cui ho una sconfinata ammirazione (se vuoi qui ) ed il regista Daniele Tommaso autore  del documentario “Terra Promessa” . In questo documentario si parla del grande aiuto che nel 1945 l’Italia ha dato all’esodo degli ebrei nella terra  di Palestina. Il regista in tutta tranquillità dice:  “è con grande orgoglio che l’Italia può parlare di questa storia”  ed i conduttori sottolineano  “che gli italiani hanno un motivo per sentirsi orgogliosi”, tra l’altro parlando di israele, che come è noto non  esisteva, e non di Palestina. Ma la cosa veramente grave è che tra i personaggi “eroi” il documentario cita Yuda Rasi, (continuo con il sonoro trascritto dal frammento di documentario trasmesso da Hollywood party) :

un ebreo polacco, conosciuto con il soprannome del “re degli stratagemmi” e ricercato dagli inglesi che hanno messo una taglia sulla sua testa per aver rubato armi in quantità dai depositi britannici per conto dell’Haganà , l’organizzazione paramilitare (terroristica ndr) degli ebrei di Palestina, ed è incaricato di dirigere in Italia il Mossad  Le Alia Bet, l’ufficio per l’immigrazione clandestina, progenitore del famoso (famigerato ndr) servizio segreto israeliano”.

Il Mossad che ammazza palestinesi , iraniani ed altri esseri umani in giro per il mondo,  e l’Haganà, che ha coperto molte organizzazioni terroristiche ebraiche in Palestina dovrebbero essere un motivo di orgoglio per gli italiani? Organizzazioni terroristiche con a capo molti di quelli che poi diventeranno primi ministri israeliani  (qui su lazuccablog ) che hanno compiuto veri e propri massacri di interi villaggi palestinesi che facevano  parte di un disegno preciso , il Piano Dalet, di cui  Ilan Pappè, storico israeliano ci racconta con minuziosa ricerca delle fonti nel suo prezioso libro “La pulizia etnica della Palestina”. Nel giorno in cui si dovrebbe ricordare, perché quel ricordo ci aiuti a riconoscere ed a prendere le distanze da massacri, ghettizzazioni ed atteggiamenti deumanizzanti, i conduttori di Hollywood party  ricordano, anzi esaltano un ebreo con le mani sporche di sangue palestinese. Non c’è limite all’indecenza.

Potremmo dare la colpa di questo gravissimo episodio a qualche conduttore , giornalista radiofonico che lavora per l’Hasbara. Io credo però che il problema sia, se possibile, ancora più inquietante. I conduttori di Hollywood party hanno invitato nel loro programma in più di una occasione anche  registi di corto e lungometraggi palestinesi. L’invito del sionista Daniele Tommaso, regista del documentario “Terra Promessa” sembra più frutto di un atteggiamento dettato dalla cialtroneria, dalla superficialità, dall’ignoranza,e dalla poca professionalità alimentato dall’orgasmo di celebrare ( e non di ricordare) che contraddistingue , ormai da molti anni il giornalismo italiano (e non solo) piuttosto che di una deliberata scelta consapevole. Sono questi i giornalisti di cui si servono i militanti dell’Hasbara, presenti nei punti nevralgici delle redazioni della rai e di molte altre testate. Un enorme, smisurato esercito di utili idioti , ormai non più capaci di pensare se non con stereotipi precotti  e di cui la propaganda (hasbara) israeliana si serve in spregio alla Shoa.

“Quando all’informazione si sostituisce la propaganda la dittatura è alle porte”(Primo Levi)

Gianni Lixi

Covid: Vivere in Cina o morire nelle economie del “benessere”?

E’ un coro unanime, tutti nel mondo occidentale si dissociano dal  modo “autoritario(?)” in cui la Cina è uscita dalla pandemia. “Noi non potremmo mai accettare di vivere così…”, “ la nostra libertà ci impedisce di accettare quello stile di vita…” “non possiamo accettare che ci si obblighi a seguire certe regole…”, e cosi via discorrendo.  Non voglio certo qui discutere dei diritti umani in Cina  e cito solo il  rapporto pubblicato domenica 27/12/2020  dall’Academic Center for Chinese Economic Practice and Thinking, presso la Tsinghua University nel quale gli economisti cinesi oltre che prevedere  una crescita del Pil tra l’8 e il 9% nel 2021, consigliano che questo sviluppo sia accompagnato “ da una distribuzione del reddito più equa per garantire che l’espansione economica porti benefici a tutti“, con “maggiori sforzi sui servizi pubblici e sulla sicurezza sociale“. 

No, quello che mi interessa analizzare è quale tipo di sviluppo noi non possiamo, non vogliamo abbandonare. Innanzitutto, ed è ahimè sotto gli occhi di tutti, lo sviluppo  che, solo tra Europa e USA fa morire per Covid quasi un milione  di persone a fronte  di circa 4700 cinesi . Cinesi che sono  una popolazione quasi doppia. Ma il numero dei morti per covid sono bazzecole rispetto al numero di morti di cui queste economie del “benessere “  hanno bisogno per sopravvivere.  L’America, paese da cui tutte le economie occidentali dipendono, ha sempre avuto una stretta correlazione tra interventi militari e crescita economica.   Il premio Nobel per l’economia Peter North, replicando ad un incauto giornalista che faceva presenti i meriti del keynesismo per l’uscita dalla crisi degli anni trenta replicava: “Non siamo usciti dalla depressione grazie alla teoria economica, ne siamo venuti fuori grazie alla Seconda guerra mondiale”. Questi dati sono forniti dagli stessi istituti di ricerca americani . Se si studiano i grafici economici ufficiali si evince che  dopo ogni guerra in cui l’America è stata coinvolta dal 1945 ad oggi le linee sono tutte in crescita. Seconda guerra mondiale, guerra di Corea, Vietnam, scudo stellare di Reagan (Reagan e Trump dicevano “meno stato” ma entrambi hanno aumentato la spesa pubblica a favore degli armamenti), la guerra del Golfo, Afganistan, tutte guerre che hanno visto noi italiani e tutti i paesi europei partecipare direttamente (Serbia) o indirettamente.

Secondo Il prof. Michel Chossudovsky, direttore del Centre for Research on Globalization, il numero di persone uccise dalla ininterrotta serie di guerre, colpi di stato (in America centrale, Africa e Sud America) e altre operazioni sovversive effettuata dagli Stati Uniti dalla fine della guerra nel 1945 ad oggi viene stimato in 20-30 milioni di persone. Mezza Italia in 70 aa!! E come ci ricorda Manlio Dinucci sul “il manifesto” :”Oltre ai morti ci sono i feriti, che spesso restano menomati: alcuni esperti calcolano che, per ogni persona morta in guerra, altre 10 restino ferite. Ciò significa che i feriti provocati dalle guerre Usa ammontano a centinaia di milioni. A quello stimato nello studio si aggiunge un numero inquantificato di morti, probabilmente centinaia di milioni, provocati dal 1945 ad oggi dagli effetti indiretti delle guerre: carestie, epidemie, migrazioni forzate, schiavismo e sfruttamento, danni ambientali, sottrazione di risorse ai bisogni vitali per coprire le spese militari”.

Stiamo parlando di un paese che ha provocato tanti disastri senza mai essere stato attaccato! Non si è mai trattato di guerre di difesa ma di offesa. Per ogni guerra,una bugia che la possa giustificare. Con la guerra di civiltà, studiata a tavolino dai consiglieri di quasi tutte le amministrazioni americane e che ha avuto un grosso elemento trainante dalle teorie di Samuel  Huntington , politologo reazionario che ha scritto il controverso libro  “The Clash of Civilizations”, si è forse raggiunto l’apice della bugia più grossa che ha fatto più morti perché è stata capace di sostenere molte guerre basate sul nulla. Creare il mostro che non c’era, l’islam, e combatterlo. Servendosi anche di paesi come l’ Arabia Saudita che ha da sempre finanziato Talebani, Isis e gruppi satelliti- Ma anche di  associazioni direttamente o indirettamente legate al governo israeliano . E’ noto infatti che Israele ha sempre cercato di favorire le divisioni tra popolazione ebraica e mussulmana, divisioni che storicamente non ci sono mai state e che israele ha sempre usato in chiave antipalestinese. Saddam, Gheddafi, personaggi discussi e discutibili, non più di tanti altri capi di stato appoggiati dagli americani e che la propaganda, assecondata da giornalisti prezzolati o stupidi, ha fatto diventare mostri.  Propaganda che per esempio fa rovesciare la realtà secondo cui un giovane, spesso giovanissimo palestinese armato di un temperino che si scaglia  contro un soldato israeliano armato di tutto punto,  sia considerato lui un terrorista e non , come molte risoluzioni dell’ONU hanno più volte affermato, un resistente alla occupazione della sua terra.

Secondo molti studi, un dollaro investito in istruzione da più posti di lavoro che un dollaro investito in armamenti. Ma allora perché non si sceglie quel modello di sviluppo? Questa domanda un poco naive per la sua disarmante semplicità ed ingenuità ha una risposta altrettanto semplice. La scelta del modello di sviluppo è fatta sempre dalle classi dominanti che con la guerra fanno ingentissimi guadagni e che non gradiscono una equa distribuzione delle risorse e si servono di strumenti che possano sostenere questa iniquità. Il capitalismo è lo strumento che hanno scelto e sembra che funzioni davvero bene visto che la forbice tra i ricchi ed i poveri del pianeta si sta ampliando sempre di più. Siamo proprio sicuri di vivere in una civiltà libera che garantisce benessere a tutti?  Le libertà di cui godiamo sono le libertà fittizie consentite da un sistema che non ammette critiche od opposizioni, e quando qualcuno si avvicina a minare i gangli che sostengono questo sistema mette la sua vita in pericolo. No non è una esagerazione, e l’assurda vicenda capitata a Julian Assange ne è la testimonianza.  Jiulian Assange, dipinto dalla propaganda come uno stupratore opportunista, è l’attivista politico che grazie al suo giornalismo informatico  tramite il sito da lui fondato, WikiLeaks, ha iniziato a far scricchiolare le basi su cui si regge questo sistema. Non sappiamo se questo scricchiolio sia l’inizio della fine  di questo mondo fatto di menzogne e di corrotti che garantisce il benessere di pochi, ma se dovesse veramente essere così è anche grazie a lui. Questa almeno è la speranza. Lui invece fa filtrare dal carcere di massima sicurezza di Belmarsh (Londra) dove è detenuto insieme a pericolosi assassini già condannati, che  di speranza ne ha ben poca.  Il 04 gennaio 2021 la classe politica forse più retrograda e reazionaria che un governo inglese abbia mai avuto, dovrà decidere della sua estradizione verso gli USA dove lo aspetta una corte che lo accusa delle accuse più gravi che possano essere contestate ad un giornalista ed in verità a qualsiasi essere umano,  e rischia più di 170 aa di carcere.

In questo periodo c’è un grande affannarsi da parte di Mattarella e di Papa Francesco che raccomandano che non bisogna lasciare indietro nessuno.  Mettono in guardia su  una cattiva condivisione delle risorse, su una cattiva gestione delle risorse energetiche che stanno causando danni ambientali e climatici che colpiscono più duramente le popolazioni più fragili ; su uno squilibrato accesso alla sanità, all’istruzione, al lavoro. Parole sante ma non credo efficaci. Si deve  gridare che bisogna abbandonare subito questo sistema di sviluppo  e  lo si deve combattere con tutta la forza di cui si dispone, appoggiando le molte organizzazioni che dalla base gridano inascoltate e spesso criminalizzate da molto, troppo tempo. Penso ai No Tav, a chi combatte le offese all’ambiente,  alle organizzazioni che si occupano di migranti, a chi combatte contro le basi militari e per questo è imprigionato  o in attesa di processo, penso a chi lotta per chi ha perso o sta perdendo  il suo posto di lavoro in una società in cui l’ipocrita classe politica non permette di parlare di una tassa di solidarietà perché ha paura di non essere rieletta. Si, non bisogna lasciare indietro nessuno, ma  per non lasciare indietro nessuno bisogna stare vicini, molto vicini, a  tutti quei begli esempi di attivisti, di cittadini, di cui parlavo prima, altrimenti sono parole al vento.

Voglio però finire con le parole di speranza proprio di Julian Assange “ Se la guerra inizia sempre con una bugia,  la pace può iniziare con la verità”.

Gianni Lixi.

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2020/12/29/cina-volta-pagina-con-salario-sociale-classe-0134968

http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=159#nb5

https://www.globalresearch.ca/dal-1945-ad-oggi-20-30-milioni-uccisi-dagli-usa/5660461

https://ilmanifesto.it/dal-1945-ad-oggi-20-30-milioni-gli-uccisi-dagli-usa/

http://inpalestine.site/archives/10726

L’orgoglio di Israele: Assassinare

Un articolo di Gideon Levy uscito su Haaretz del 29-11-2020

Oltre all’irrigazione a goccia e ai pomodorini, ci sono poche cose in cui Israele è più orgoglioso delle “uccisioni mirate”, che in realtà sono omicidi di Stato. Con l’eccezione degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita e della Russia, sono pochi gli stati che assassinano i loro avversari o i loro nemici, e certamente nessuno riesce a raggiungere il gran numero degli omicidi di stato di cui Israele è responsabile.

Dal 2000, le forze israeliane hanno ucciso, in uccisioni pianificate e mirate circa 70 palestinesi, alcuni dei quali erano chiaramente attivisti politici e non militanti.

Anche l’assassinio di venerdì del Prof. Mohsen Fakhrizadeh sul Khomeini Boulevard, alla periferia di Teheran, non è stato il primo assassinio di uno scienziato nucleare iraniano. Prima di lui una dozzina circa di scienziati sono stati assassinati, la maggior parte di loro, se non tutti, presumibilmente da Israele. Come l’ha definita venerdì il primo ministro Benjamin Netanyahu, con un sorriso furbo e deliberato? “È stata una settimana di successi.”

Questi “risultati” hanno acceso l’immaginazione dei  “grandi esperti” ospiti del programma di notizie del venerdì sera di Channel 12. L’argomento era cercare di capire se l’azione era stata condotta  da “pistoleri”, come ha sostenuto l’analista militare, o con un potente ordigno esplosivo, come ha affermato l’analista degli affari arabi. Nessuno ha sollevato il problema della legittimità di questi assassinii. Solo porsi la domanda è considerata un’eresia, un tradimento. Era legittimo eliminare il dottor Thabet Thabet, un dentista, responsabile  di Fatah a Tul Karm, nel dicembre 2000? Era permesso uccidere Khalil al Wazir (noto come Abu Jihad) nel suo letto di fronte alla moglie e ai figli a Tunisi nel 1988?. Ovviamente era permesso, in base al credo sulla sicurezza, ad Israele è permesso tutto. I palestinesi che avevano pianificato l’assassinio del ministro del turismo Rehavam Ze’evi sono stati condannati all’ergastolo. Gli assassini di Abu Jihad sono diventati ministri ed eroi. Ze’evi ha versato più sangue innocente di quanto abbia mai fatto Abu Jihad.

In Israele non si mette mai in discussione il senso e l’utilità di questi omicidi. A mettere a tacere tutti questi discorsi è sufficiente il fatto che queste  operazioni alla James Bond hanno  dietro di loro il glorioso servizio di sicurezza del Mossad e dello Shin Bet. Se un’operazione ha successo come quella di venerdì, è un segno che è consentita e anche utile. Tutte le altre domande sono semplicemente sovversive.

Eppure, ci si deve chiedere: cosa sarebbe successo se agenti stranieri avessero eliminato i prof. Israel Dostrovsky ed Ernst David Bergmann, Shalhevet Freier o Shaul Horev, le controparti storiche israeliane di Fakhrizadeh. Cosa avrebbe detto Israele? E come avrebbe risposto lo Stato? Avrebbe interrotto il suo programma nucleare? Non avrebbe lanciato una campagna di vendetta in tutto il mondo?

Amos Yadlin, un ex generale dell’aeronautica israeliana, direttore esecutivo dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale dell’Università di Tel Aviv, ha twittato nel fine settimana su Fakhrizadeh: “L’uomo si è occupato di tutti gli aspetti delle attività nucleari illegittime dell’Iran”. Solo una domanda: esistono “attività nucleari illegittime” di Israele? Se così è, anche il suo pianificatore merita di essere ucciso? In caso contrario, questo significa che Israele è autorizzato a fare qualsiasi cosa, comprese le cose che non sono consentite a nessun altro stato?

Nella  Bulgaria comunista si assassinavano persone con ombrelli avvelenati. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il nuovo interlocutore di Netanyahu, ha assassinato un uomo (il giornalista e scrittore saudita Jamal Ahmad Khashoggi, ndt) riducendolo a pezzetti. Il mondo ha condannato questi assassinii come omicidi di stato. Israele ha invece  un pass per tutto. Noi Israeliani abbiamo anche scherzato sul “Black Friday” iraniano. Ad Israele è permesso eliminare  quello che era considerato  il “padre del programma nucleare iraniano” – così come le figure apicali di Hamas , e gli è permesso anche usare armi e munizioni vietate ad altri stati.

Resta la questione se l’assassinio di venerdì fermerà il programma nucleare iraniano o, piuttosto lo accelererà. Ci sarà una dura risposta iraniana ? Su questo, gli esperti sono stati tutti d’accordo: l’Iran si vendicherà sicuramente. E poi cosa? Anche allora ne sarà valsa la pena? Certo! Dopotutto, ancora una volta abbiamo mostrato loro cosa sappiamo fare meglio, ad eccezione dell’irrigazione a goccia e dei pomodorini. Uccidere e distruggere.

Gideon Levy (trad G. Lixi)

Anti-Semitism, that sacred word so vandalized by the Israelis

I’m reading (rereading) “If this is a man” – by Primo Levi. I can’t consider it a book. For me it is a kind of Bible. That is, there are books and then there is “If this is a man”. A book that talks about the “art” of dehumanization. A punch in the stomach that we cannot escape. There is no escape, it depicts us. It is we, those belonging to the human race, who have studied all the most cynical paths to get to the final result which is not death but dehumanization. In Levi’s words: “Destroying man is difficult, almost as much as creating it: it was not easy, it was not short, but you did it, Germans. Here we are docile under your eyes: on our part you no longer have to fear: no acts of revolt, no words of challenge, not even a judge’s gaze. ” “The last trace of civilization was gone around us and within us. The beastialization work … had been completed … “.The success of the anti-Semitic project.

Every year,  humanity tries to remember why it should prevent this dark period of human history from repeating itself. And every year I try to see if in some corner of the planet there are situations that can approach the atrocities of that historical period. I am thinking of the Rohingya, on the margins of society in all the countries where they have taken refuge, forced to live in dehumanizing refugee camps. I think of the Muslims in India driven out and beaten on the streets and subjects to laws which force them to live increasingly in a state of marginalization. I think of Uyghuri Muslims in China interned in re-education camps. I think of our migrants in Italy who work for us, extremely exploited and who live in dilapidated and dehumanizing camps and who cannot even obtain the legal status of refugees due to a law adopted by an Italian government chaired by Giuseppe Conte (still on in office duty) and supported by Matteo Salvini and Luigi di Maio (also still in office). I think of the dozens and dozens of refugee camps where Palestinians are forced to live in conditions of absolute precariousness. I am thinking of the scientific dehumanization perpetrated by the Israeli occupiers which manifests itself in the most varied forms: from the nighttime incursion of the Israeli army terrorists into Palestinian homes, resulting in people waking up in shock, and terrorizing children with the sole purpose of instilling fear and dehumanizing  (here).

I am thinking of the hours of waiting Palestinians endure at the checkpoints scattered throughout occupied Palestine. The waiting at the check points of ambulances with injured people, ambulances for pregnant women who force the young women and her husband to beg to let them pass. I think of the Palestinian teacher who with the excuse of the body search is forced to strip naked in front of his pupils. I am thinking of all these dehumanizing and other similar situations, but I cannot approach the term anti-Semitic to them. And not because they are not as dramatic or because the term is not correct from a linguistic point of view (in the case of the Palestinians, it would definitely  be correct as they are a Semitic people) but because that word has assumed a sacred meaning for me and I believe it should be used with great respect and prudence. Respect for the memory of the blood and spiritual brutality that it represented for so many people. Prudence because the force that it carries with it must not be diminished by superficial and propagandistic use. Who is it that uses that word with ease? It is precisely the Israelis and the Jews who do the interests of the Israelis in the West. There is a propaganda design that aims to label everything that is anti-Israeli as anti-Semitic.

A few months ago with cynicism and in defiance of its sacred meaning, they managed, using this word, to decree the end of Corbyn, the Labour leader in the UK, and to elect a new secretary, a declared Zionist. If you want to investigate how these accusations of anti-Semitism are artfully and scientifically carried out, I recommend this  beautiful article by Miko Peled. as well as this piece in the electronic intifada by Asa Winstanley (here).  On this interesting issue, you can also watch this webinar recently organized by MikoPeled. Another interesting source on how the word anti-Semitic is used inappropriately by the Zionists is in this beautiful investigation by Al Jazeera (here)

Hasbara, the Israeli propaganda organization, has among its purposes to try to influence globally the public’s perception of Israel. One of the techniques it uses is to try to occupy as many newspapers as possible to soften much of the news about Israel to the detriment of the Palestinians. Jews are a minority on the planet, however they are present in a very high percentage in the media. To say this, according to Israelis and pro-Israeli Jews, is to say an anti-Semitic thing. That is, to say that incredibly powerful and incredibly paid gentlemen artfully direct information about Israel, is anti-Semitic. But what does that have to do with it? What does this have to do with anti-Semitism? Only a cheat and cynical person can boldly use this strong and blood-dripping term for propagandistic use. If you say that to try to stop the occupation of Palestine and the harassment that Palestinians are forced to suffer, it is better to boycott Israel than to fight armed, then you are anti-Semitic. That is, if you boycott one of the most powerful countries on the planet, supported by almost all the governments of the planet, mainly right-wing, you are an anti-Semite. But how can the anti-Semitic word be even minimally combined with an initiative of peaceful struggle? How can many countries produce laws against BDS (Boycott, Disinvestment and Santions)? The answer is only one: propaganda. Here we are talking about not only an improper use of a word but the insulting dilution of the word which encapsulates the most atrocious meaning for the human being: his “beastialization”.

Gianni Lixi, Cagliari – Sardinia- Italy