A proposito di “Voglio Israele in Europa”.

 

Il pezzo che ho scritto qualche settimana fa (qui) ha suscitato, tra l’esiguo pubblico dei miei lettori, reazioni contrastanti. In genere positive ma voglio prendere lo spunto da una mail “negativa” che mi è arrivata, per toccare alcuni punti a me cari.

Gentile Gianni,
le sue contorsioni logiche, tutto sommato elementari, sono troppo simili
a quelle dei politici exPCI che guidarono la “revisione laica” di Resistenza e Costituzione
per essere esenti da una mia profonda contrarietà sospettosa.
Ci sono, poi, i fatti che contraddicono in pieno il suo fallace assioma di base: l’ingresso in UE mette sotto analisi il paese entrante. Mi riferisco allo straordinario allargamento dell’Ue senza che questo comportasse un’analisi al microscopio dei paesi entranti e meno che mai la natura delle loro democrazie.
I radicali, notoriamente sionisti, così come i sostenitori nostrani d’Israele da anni premono perché si faccia entrare questo stato asiatico in UE. Anche l’accoglimento della sua federazione calcistica nella Uefa ne è un anticipo!
Scrivere che i più contrari al progetto sarebbero israeliani, non è probante per sostenere l’ingresso d’Israele nell’UE conservando una patente di “filopalestinianesimo”!
Cordialmente,
PS: Israele già un ufficio a Bruxelles, l’idea marcia!

 

La mail è stata scritta da una persona che non conosco direttamente ma che so essere una persona molto attiva per la Palestina e che lavora anche molto bene.

Il mio paradossale pezzo si prestava certo alle critiche che mi sono state mosse, ne ero consapevole, ma vorrei spiegare soprattutto a chi era diretto e perché.

Chi mi ha criticato fa parte di una schiera di militanti, per me mai troppo numerosa ma per fortuna sempre in crescita, che sono aggiornatissimi sulle tematiche Palestinesi. Non è certo a loro che penso quando scrivo. Non serve, non devo convincere o informare nessuno lì. Penso a chi sa poco o niente, cerco di non dare nulla per scontato, spiego anche cose che, a chi mastica ogni giorno pane e Palestina possono sembrare banali o scontate. E per fare questo utilizzo iperboli che mi possono aiutare a lasciare qualcosa nella mente e nel cuore di chi legge.

So perfettamente che il grande propositore dell’ingresso di israele in Europa è stato Marco Pannella. Ma a che cosa serve, in un pezzo dove devo trovare la maniera più efficace per parlare delle mostruosità israeliane , parlare del sionismo dei radicali (di cui tra l’altro ho già parlato in altri pezzi di questo blog)?

So perfettamente che israele ha una florida attività di lobby a Bruxelles, come ho scritto in questo ed in altri pezzi, ma non mi interessa  sapere dove è il  suo ufficio a Bruxelles.

C’è però un’accusa nella mail un po’ ”sinistra”  ma spero che si tratti solo di una frase buttata lì con l’imprecisione della fretta: “…per essere esenti da una mia profonda contrarietà sospettosa”. Sospetto di che? Che possa essere un sionista intrufolato nella militanza filopalestinese?  O addirittura un agente del mossad?

So perfettamente  che l’Europa non è in grado di  dare patentini di autentica democraticità a nessuno.  Tra l’altro, vista l’impopolarità del momento, tirarla in ballo adesso è per lo meno in controtendenza (e questo, devo dire, non mi dispiace). Nonostante questo però ritengo davvero che se mai si dovesse arrivare a discutere della fantasiosa entrata di israele in Europa, questo porterebbe nelle case di tutti i cittadini europei un po’ di Palestina. Sarebbe a quel punto difficile anche per l’Hasbara o la lobby israeliana impedire che si venga a conoscenza delle nefandezze che israele perpetra in Palestina e dei soprusi  a cui sottopone il popolo Palestinese.  Non è questo comunque il punto. La maggioranza dei contatti della mia mailing list (uso twitter ma non uso faceboock) è fatta da persone interessate a problemi del sociale, di pace e di (in) giustizia senza una competenza specifica delle problematiche palestinesi. Solo una minima parte è molto informata sulla questione palestinese. Il punto è quindi fare arrivare alle persone meno informate la maggior parte di informazioni scegliendo  strumenti semplici , di impatto immediato, elementari (quindi per me l’accusa di  essere “elementare” contenuta nella mail è in realtà un complimento) cercando di  portare sempre tutto ad un  minimo comune denominatore: l’abuso di uno stato che non esisteva,  su un popolo  ed una terra che esisteva prima di lui.

Il problema della Palestina non potrà mai avere un’egemonia politica se prima non ha un’egemonia culturale. Far arrivare il sapere, la conoscenza, a quanta più gente possibile con ogni mezzo possibile. Questo mi interessa! Non voglio tirare per la giacca Gramsci, non  sono un suo studioso. Non lo posso essere,  non ne ho il bagaglio ne la formazione necessari. Sono però un innamorato di Gramsci,  lo leggo di continuo e, per quanto i miei limiti intellettuali me lo permettano, cerco di interpretarlo, anche con l’aiuto di chi lo studia per professione. Per me una delle  dottrine politiche più importanti  che  ci ha lasciato è il concetto di  egemonia che prima che politica deve essere culturale.  Solo l’egemonia culturale può far crollare il castello di menzogne israeliano, su questo sono proprio sicuro che Gramsci non si sbagliava.

Quello che scrivo e che cerco di diffondere con mezzi miseri e con ancor più pochezza intellettuale lo faccio esclusivamente seguendo questo principio Gramsciano.  Mi interessa che chi non sa sappia. Se poi c’è qualche duro e puro che già sa tutto e se la prende un po’ pazienza!

Gianni Lixi

 

 

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